\ ANTICA CORTE PALLAVICINA. A charming relais, in the Piantador farm of the master Giuseppe Verdi. – Cesare Attolini

ANTICA CORTE PALLAVICINA. A charming relais, in the Piantador farm of the master Giuseppe Verdi.

Incontriamo lo Chef Patron Massimo Spigaroli, in questo luogo autentico e affascinante nella bassa parmense, magico perché come sospeso nel tempo. Presidio di assolute eccellenze enogastronomiche si ma, soprattutto, di un saper fare unico che affonda le sue radici nella centenaria cultura contadina locale.

“I restauri dopo quasi vent’anni sono finiti! E’ stata dura. Sembrava impossibile, ma ci siamo riusciti! E come potevamo non farlo? Quando il nostro bisnonno lasciò il podere Piantador del Maestro Giuseppe Verdi arrivò proprio alla Corte Pallavicina con i suoi figli e da mezzadro passò ad affittuario. E’ stata proprio una bella conquista! Tutti insieme cominciarono a lavorare questo grande podere dalla terra fertile nella golena intorno al palazzo con tanto entusiasmo e con tutti quei saperi e quell’esperienza acquisita in Piantador”, racconta Massimo.

“Allevavano maiali, polli, tacchini, oche, anatre e bachi da seta. Mungevano mucche, piantavano i pioppi, facevano fascine e crescevano i cocomeri, il grano, la melica, gli ortaggi. D’inverno facevano i salumi secondo le antiche usanze. Poi presero l’appalto per lo sgombero della neve dalle strade, si inventarono il traghetto sul Po verso il cremonese, iniziarono anche a fare blocchi di cemento! E tutto questo sempre qui intorno e in corte dove nacque nostro padre nel 1916. E come avremmo potuto lasciarla crollare!Quando finalmente siamo riusciti ad acquistarla, nel 1990, era quasi un rudere! L’unico intervento di restauro davvero sostanziale risaliva al 1550, alla fine del 1700 Maria Luigia duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla (nonché moglie di Napoleone) vi insediò la sua guardia di frontiera, i “Dragoni” a salvaguardia dei traffici fluviali allora fiorenti e abbassando le torri di un piano. Dal 1850 la Corte fu suddivisa in piccole abitazioni e utilizzata da contadini, pescatori, carrettieri ed artigiani. Nessuno ci aveva più creduto, il Po si era spostato e se ne era impadronito: era rimasta dentro il fiume, che la inondava periodicamente! Ed eccoci qui. Ci sembra un sogno, ma è proprio vero: è fatta. Quelle cantine uniche dove i marchesi Pallavicino stagionavano i salumi sono ritornate a riempirsi di culatelli, la vecchia sala di stagionatura del formaggio ha ripreso la sua antica funzione, la ghiacciaia e la prigione sono riemerse dal fango e gli affreschi son tornati al loro splendore, i camini bruciano legna di pioppo e al primo piano le stanze calde e confortevoli sono pronte ad ospitare ospiti esigenti”, continua a raccontare, trasportato da grande passione, lo Chef Patron.

“Quasi vent’anni sono passati, ma in questo luogo ci sono tutti i ricordi della nostra famiglia ed è con questa consapevolezza che l’abbiamo trattato, restaurandolo piano, piano come avrebbe cresciuto una mamma il suo neonato: dolcemente e con mille attenzioni, coinvolgendo tutti gli artigiani ancora padroni degli antichi saperi del posto, usando i mattoni della stessa epoca, il legno di pioppo e di rovere degli stessi terreni! Ora, una nuova sfida, non meno difficile di quella passata! Far conoscere e rivivere questo luogo legato alla sua gente, ai suoi prodotti, al suo territorio”.

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Cesare Attolini è, nel mondo, sinonimo di tradizione sartoriale partenopea. Ieri come oggi, dal 1930 lungo tre generazioni, fucina di un’idea di eleganza senza tempo. Artigianalità reale. Espressione, senza compromessi, di qualità assoluta, cultura unica del saper fare, esclusività, personalizzazione.

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