\ FRANCIACORTA – Cesare Attolini

FRANCIACORTA

The birthplace of great sparkling wine, the land of Vittorio Moretti and his family, Bellavista, and L’Albereta.

Cavalier Moretti, quando e come nasce il suo amore per la Franciacorta e, soprattutto, la sua visione di trasformarla in una delle regioni più prestigiose d’Italia tra quelle vocate all’enologia e all’enoturismo di eccellenza?

È la terra dei miei ricordi d’infanzia. Abitavamo a Milano e durante l’estate tornavo dai parenti che vivevano in Franciacorta, ad Erbusco. In questi luoghi potevo stare a contatto con la natura e, accanto al nonno, osservavo i lavori dei campi e della fattoria. Mi piaceva questa terra laboriosa e la sua gente. Da qui, del resto, proviene tutta la mia famiglia di origine, sia da parte di padre che da parte di madre. Radici antiche perché siamo in questi luoghi sin dal 1400 e con un mestiere specifico: le costruzioni. Per questo motivo, quando ho potuto rendermi indipendente con il lavoro, ho scelto di iniziare proprio da qui fondando la prima impresa, ma soprattutto mettendo su famiglia con Mariella, una ragazza di questi luoghi che ho conosciuto nei
periodi di vacanza. Quando ho avuto un po’ di soldi, li ho spesi subito per comprare della terra e sono partito da questa collina, la collina Bellavista. Negli anni ’70 avevo intuito che la bellezza e la storia agricola di questa regione non avevano niente da invidiare ad altri paesi nei quali la viticoltura aveva plasmato il territorio. Con gli uomini giusti abbiamo fatto della Franciacorta una terra di vini eccellenti, anzi ne abbiamo fatto un terroir che è qualcosa di più profondo e duraturo perché nel terroir il vino si respira dovunque, plasma il paesaggio, ma anche la sua gente, l’economia e i commerci. Se oggi siamo una destinazione per gli appassionati di vino che provengono da tutto il mondo è perché abbiamo creduto nel terroir e abbiamo investito sempre in quella direzione, con costanza e determinazione, senza cambiare idea né passo.

Cosa rappresenta Erbusco per la famiglia Moretti e, più precisamente, la collina Bellavista?

E’ la nostra casa, il luogo dove ci ritroviamo tutti insieme. Il posto dove tornare sempre. Ognuna delle mie tre figlie ha una propria casa su questa collina. Valentina, che è architetto, ne ha persino progettata una propria con un design contemporaneo.

Quale è la filosofia, in vigna come in cantina, di Bellavista?

Una sola: l’eccellenza. E per eccellere nel mondo delle bollicine occorre disegnare le proprie cuvée partendo da una materia prima di eccezione, scegliendo tra le migliori esposizioni e curando la vigna in maniera artigianale, come un mestiere d’arte. Oltre ad avere una vera e propria scuola che forma professionisti della vigna, stiamo sperimentando l’utilizzo dei cavalli per tutte le lavorazioni che oggi prevedono mezzi meccanici. Partiamo dalla vigna e solo dalla vigna. Se lavori con un criterio di eccellenza nella vigna, hai già fatto metà del percorso e allora sì che riesci a portare al massimo il lavoro di cantina, e persino a divertirti con gli enologi scegliendo ogni primavera tra più di ottanta selezioni per realizzare ogni singola cuvée. Credo che mia figlia Francesca, enologa, abbia proprio scelto questa strada perché è rimasta affascinata dalla bellezza di questo mestiere che riesce a contenerne tanti: agricoltura, impresa, artigianato e anche arte. Perché in fondo realizzare una cuvée ha molti punti in comune con l’arte: c’è tecnica, esperienza, ma anche interpretazione. Noi diamo massimo valore alla manualità e ogni gesto in Bellavista è il risultato di un sapere antico e di un quotidiano impegno ad eccellere, ad esprimere al massimo grado la capacità umana di imprimere un proprio segno di bellezza sulle cose.

Nel 1993 apre L’Albereta, icona assoluta del territorio, sinonimo di eccellenza, benessere, esclusività, nonché per anni santuario dell’alta cucina italiana grazie alla presenza del maestro Gualtiero Marchesi. Qual è l’idea di ospitalità che qui, ieri come oggi, regna?

Un’idea di ospitalità autentica, basata sulla consapevolezza che l’incontro con l’altro è un valore in grado di generare eccellenza. Tutti, quando riceviamo un ospite, diamo il meglio di ciò che abbiamo e di ciò che sappiamo fare. E in questo noi italiani abbiamo una marcia in più, qualcosa che abbiamo nel sangue e che proviene da lontano, dalle raffinate civiltà che ci hanno preceduto. Quando abbiamo aperto L’Albereta, nel 1993, avevamo un disegno preciso che mia figlia Carmen, oggi alla guida di questo settore, ha saputo mettere in pratica con grande abilità. Volevamo che questo non fosse un hotel né un resort, e ancora oggi facciamo fatica a chiamarlo con questo nome. Volevamo, al contrario, che fosse una casa nella quale sentirsi accolti come ospiti di riguardo. Un luogo unico, di forte identità, con scelte di design armoniose, piene di luce e calore. Niente che fosse standard. Tutto studiato su misura: dalla cucina alla Spa, dalle camere arredate diversamente una dall’altra sino agli spazi esterni con la vigna e un grande giardino caratterizzato da un percorso fitness punteggiato di sculture. E tutto ciò affinché la bellezza fosse ovunque. Questo modo di pensare l’ospitalità, ci tengo a dirlo, è prima di tutto un grande piacere per chi ospita. Ancora oggi mi sento felice quando sono in Albereta e vedo gente serena che sta godendo la propria vacanza apprezzando il panorama, il cibo e la compagnia di un buon vino. Questo territorio è nato intorno ad un’idea di vino celebrativa e gioiosa. Le bollicine sono infatti il vino della gioia. E oggi la Franciacorta è proprio questo: una terra di felicità.

Il legame profondo e autentico della famiglia Moretti con la Franciacorta, oggi continua ad alimentarsi con un nuovo atto d’amore e gratitudine verso questo territorio: la costituzione di una fondazione che abbia quale scopo la promozione dei valori che costituiscono l’identità della Franciacorta presso i luoghi, riportati ad antico splendore, del Convento della Ss. Annunciata sul Monte Orfano, a Rovato. Come è nata questa istituzione e quali sono i concreti progetti per il futuro?

La Fondazione è nata come risposta ad un momento di difficoltà dell’Ordine dei Frati che hanno abitato sin dal 1450 un luogo speciale della Franciacorta, il Convento dell’Annunciata, situato sul Monte Orfano. Con questo convento abbiamo sempre intrattenuto un rapporto privilegiato, nato dall’amicizia con padre Sebastiano che negli anni ’80 ci ha concesso di coltivare una delle sue vigne, anzi la più bella delle sue vigne, situata sul versante sud del monte. Un vero e proprio cru che ha prodotto un vino straordinario, in grado di tenere testa ai grandi bianchi di Francia. L’anno scorso i Frati hanno deciso di chiudere il Convento e di dare in gestione l’intera struttura. Padre Sebastiano era molto vecchio e non più autonomo – è recente purtroppo la sua scomparsa –, non c’erano più vocazioni e tutto quel grande edificio era stato pensato per una comunità più ampia. Nel segno dell’amicizia e per gratitudine nei confronti di chi ci ha permesso di coltivare un vigneto speciale, con mia moglie Mariella abbiamo deciso di prenderci cura del convento e delle sue vigne per i prossimi vent’anni. Lo abbiamo fatto con una Fondazione affinché fosse evidente l’intento culturale. Nei prossimi anni questo luogo rimarrà fedele alle sue origini: accoglierà il “viandante” con un’idea di ospitalità sincera, sostenibile e spiritualmente confortante. In fondo, qui c’è già tutto quello di cui noi uomini abbiamo bisogno per stare in pace con noi stessi e con gli altri: la natura, la bellezza architettonica, il silenzio, e infine un buon vino che, in ogni suo sorso, sintetizza millenni di storia e civiltà.

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Cesare Attolini è, nel mondo, sinonimo di tradizione sartoriale partenopea. Ieri come oggi, dal 1930 lungo tre generazioni, fucina di un’idea di eleganza senza tempo. Artigianalità reale. Espressione, senza compromessi, di qualità assoluta, cultura unica del saper fare, esclusività, personalizzazione.

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