\ Masseria Brancati – Cesare Attolini

Masseria Brancati

Un patrimonio immenso nel cuore della Piana degli Ulivi Monumentali alle porte di Ostuni.

Le sue mani parlano di una sapienza autentica. Il suo sguardo profondo racconta di un uomo autentico. Le sue parole, scelte con cura una ad una, di un amore viscerale con la sua amata terra. Una terra rossa. Di un rosso intenso, trepidante, passionale.


Incontriamo Corrado Rodio nella sua Masseria Brancati, un luogo unico al Mondo che può vantare un parco, dal valore incommensurabile, di oltre 800 ulivi monumentali, tra cui svetta “Il Grande Vecchio”, ritenuto tra gli olivi più antichi di Puglia.

La piana in cui sorge la sua Masseria Brancati è celebre nel mondo per essere un santuario di ulivi millenari, risalenti alcuni addirittura a un’età stimata fino a 3000 anni fa, all’epoca degli antichi Messapi. Può raccontarci qualcosa in più in merito?

Si, da scavi archeologici effettuati negli insediamenti messapici, all’interno delle tombe sono state rinvenute lucerne ad olio e noccioli di olivo. Questo dimostra la coltivazione dell’olivo nel periodo preromano. Era una coltivazione marginale, sicuramente producevano per il proprio fabbisogno. Non vi erano vere piantagioni di olivi, ma lì, dove trovavano olivastri produttivi, questi venivano curati. Non si esclude che praticavano l’innesto, pare che la varietà romana “Salentina”, oggi “Ogliarola Salentina”, fosse già largamente diffusa.

La sua Masseria Brancati con il meraviglioso frantoio ipogeo, invece, a che epoca risale?

La masseria è stata edificata in epoche differenti sopra un antichissimo frantoio ipogeo. Sicuramente si trattava di una piccola grotta naturale, successivamente ampliata, probabilmente in epoca romana e successivamente medioevale. Intorno alla masseria sono stati rinvenuti parecchi frammenti di selci tra cui uno in particolare, un frammento di un coltello risalente al paleolitico Superiore (25/26.000 anni fa) e questo dimostrerebbe una frequentazione umana del luogo veramente antica.

Una grande base di pressa dimostra la lavorazione delle olive in periodo preromano, quando ancora le presse non erano state inventate e la pressione veniva data utilizzando tavole e grosse pietre su pile di diaframmi realizzati con corda, paglia e rametti dove veniva spalmata la pasta di olive.

Altre due basi di pressa, di dimensioni più piccole, sono riconducibili al periodo romano dove venivano utilizzati dei fiscoli (filtri) impilati in altezza e pressati grazie all’ausilio di potenti presse.

L’ultimo ampliamento è avvenuto in epoca medievale con la realizzazione di otto nuove presse. Il frantoio ipogeo è un tempio della fatica umana, dove uomini e animali vivevano e lavoravano insieme, a turno, giorno e notte per parecchi mesi all’anno.

Nel periodo medievale vengono costruiti dei depositi epigei e successivamente una torre con fortificazione nel 1500, ampliata nel 1600; una cappella con altri ampliamenti, alloggi, stalle, fienile, forno, nel 1768, e un frantoio “ moderno” nel 1880. Qui si è fermato il tempo ad eccezione di un garage degli anni ’40 oggi utilizzato come punto vendita aziendale.


La sua famiglia da quanti anni e generazioni custodisce questo luogo unico?

La masseria fu acquistata nei primi anni del 1800 dai miei antenati pare intorno al 1820, quindi siamo vicini ai 200 anni di proprietà. Tutti ovviamente hanno prodotto olio in loco, io sono l’unico della famiglia che produce fuori dall’azienda, in una piccola cooperativa, poiché nutro tanto amore e rispetto per questa masseria che mi sono rifiutato di costruire un nuovo frantoio e di restaurare quello antico al fine di lasciare ai miei figli e alle nuove generazioni una struttura autentica.

Quanti ulivi millenari può vantare il parco annesso alla Masseria e a che epoca risalgono?

L’oliveto vanta circa mille olivi antichi, di questi quasi 800 sono stati censiti come “Monumentali” dalla Regione Puglia. La maggior parte di essi risalgono al periodo romano, alcuni, sono molto più vecchi. L’impianto romano, così come descritto dall’agronomo romano Columella, è confermato dal fatto che sono stati piantati con sesti regolari di circa 60 piedi romani, quasi 17 metri lineari. Alberi più vecchi si trovano disposti invece in modo disordinato.

Di che tipologia di piante parliamo e che tipo d’olio ne nasce?

L’Ogliarola Salentina è la varietà che si identifica con gli olivi monumentali, era stata scelta probabilmente per la sua maturazione a scalare che inizia ad ottobre per finire ad aprile. Poiché la lavorazione all’epoca era molto lenta questo permetteva una conservazione naturale del prodotto sulla pianta. Il frutto è medio/piccolo e ha la caratteristica di produrre un olio molto fruttato, amaro e piccante se le olive vengono raccolte verdi, e di un olio dolcissimo se vengono raccolte mature.

Tra i suoi ulivi ce n’è uno davvero speciale, “Il Grande Vecchio”, l’albero d’ulivo che molti indicano come il più antico in assoluto in Puglia. Ci racconti un po’ di più di questo gioiello della natura.

Probabilmente lo è, anche se è veramente difficile individuare la pianta più vecchia. Non ci sono al momento studi scientifici, ma si pensa che stia intorno ai 3000 anni di vita o forse anche più. Questo è dimostrato dal fatto che è fuori dalle file romane, presenta alla base lo scheletro di un tronco preesistente, si è piegato a 90° ed è sorretto da una pila di pietre. Ma la cosa più incredibile è che si è attorcigliato 3 volte su se stesso in orizzontale e questo lo rende un esemplare unico!

Quali sono gli sforzi che, ogni giorno, lei e la sua famiglia dovete attuare per riuscire a tenere intatto l’autentico patrimonio italiano che Masseria Brancati rappresenta?

Coltivare piante antiche è uno sforzo non indifferente, bisogna stare attenti soprattutto durante la raccolta, non possiamo utilizzare i moderni scuotitori perché si spezzerebbero le branche principali, quindi, per la produzione di olio extra di eccellenza, utilizziamo dei piccoli pettini pneumatici, con costi molto elevati. Inoltre ci vuole un monitoraggio giornaliero, queste piante hanno molti nemici, insetti tra cui la mosca olearia che può distruggere in pochi giorno l’intero raccolto, farfalle, uccelli che mangiano le olive, venti che possono spezzare i rami, la siccità e la conseguente facilità che si possano innescare incendi.

Altro sforzo che giornalmente facciamo è quello di insegnare alla gente quali sono le caratteristiche degli oli extravergini, cerchiamo di diffondere la cultura dell’olio poiché il mercato è invaso da milioni di litri di falso olio extravergine di oliva, il quale fa crollare i prezzi dell’olio vero, col conseguente abbandono degli oliveti, anche monumentali, da parte dei proprietari.

Noi siamo i loro custodi, anche se mi piace pensare che, in una terra siccitosa come la Puglia, sono stati loro a garantire il sostentamento per decine di generazioni.

Potete immaginare in questi secoli e millenni quante avversità hanno dovuto subire queste piante, ma in questo periodo stiamo combattendo la battaglia più grande della storia, quella della xylella…speriamo davvero di uscirne vincitori.

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Cesare Attolini è, nel mondo, sinonimo di tradizione sartoriale partenopea. Ieri come oggi, dal 1930 lungo tre generazioni, fucina di un’idea di eleganza senza tempo. Artigianalità reale. Espressione, senza compromessi, di qualità assoluta, cultura unica del saper fare, esclusività, personalizzazione.

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