Natura e arte, un rapporto di somiglianza asimmetrico

Perché, vi starete chiedendo, abbiamo scelto di parlarvi della relazione tra natura e arte?

Perché, semplicemente, la nostra opera quotidiana, fatta di lavoro manuale che tende a creare opere d’artigianato uniche, trae costantemente ispirazioni virtuose dal valore estetico ed etico della natura stessa. Nel tentativo costante e circolare di performare la natura stessa dell’estetica maschile.

Scoprendo così di essere propriamente aristotelici!

Dal punto di vista ontologico, il rapporto di somiglianza fra costruzioni naturali e artistiche è asimmetrico. Sono le seconde a imitare le prime e non viceversa. L’immagine assomiglia al modello e non il contrario. Invece πρὸς ἡμᾶς (pròs hemâs), come dice Aristotele, per noi, ossia dal punto di vista gnoseologico, la somiglianza è reciproca. Noi comprendiamo i processi naturali teleologicamente, ossia in analogia con quelli che sono messi in moto da noi, siamo pieni di ammirazione per come la natura lavori con l’arte, per poi nuovamente imitare la natura che abbiamo compreso così.

Ciò che rimane della natura non sono gli esseri naturali, ma leggi fisiche strutturali, ossia proprio quello che Aristotele chiama non phýsis ma ἀνάγκη (anánke), necessità. E con ciò siamo arrivati a qualcosa di non simulabile, ma d’indifferente alla distinzione fra natura e simulazione. Per questo modo di considerare le cose, il concetto d’imitazione della natura perde tutto il suo significato. Ciò che è veramente phýsei non può essere imitato, e tutto ciò che può essere imitato non è già altro che perfetta simulazione.

In che cosa si differenziano, allora, natura e artificio? A quanto pare non solo per il fatto che la prima non è opera dell’uomo. Anche il caso e la necessità non lo sono. Ciò che i moderni critici del concetto di natura respingono è piuttosto l’idea di un’ἀρχή κινήσεος (arché kinéseos), ossia l’idea che il movimento caratteristico di ciascuna specie si fondi su di un principio interno alle realtà naturali e non consista ultimamente nella funzione di un parallelogramma universale di forze in reciproca collisione. Ciò che si respinge è l’idea che gli oggetti naturali siano autonomi, se tale autonomia implica l’emancipazione dalle condizioni generative. E ciò che ha in mente Nietzsche allorché afferma che l’ultimo antropomorfismo che rimane da superare è l’idea che le cose siano delle unità naturali. E Nietzsche ha compiuto anche l’ultimo passo in tal senso: anche l’immaginarsi come unità, l’idea stessa della propria identità, è antropomorfa, e l’uomo stesso non è altro che antropomorfismo. Non dobbiamo pensare le cose in analogia con noi stessi, ma piuttosto noi stessi in analogia con le cose. Ma sono proprio le cose a non esserci, in quanto solo pensate in analogia con noi stessi.

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Cesare Attolini è, nel mondo, sinonimo di tradizione sartoriale partenopea. Ieri come oggi, dal 1930 lungo tre generazioni, fucina di un’idea di eleganza senza tempo. Artigianalità reale. Espressione, senza compromessi, di qualità assoluta, cultura unica del saper fare, esclusività, personalizzazione.

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